Italia: governo aiuti i suoi contribuenti

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Potremmo definirlo senza remore “il Paese della beneficenza”: la nostra cara Italia è statisticamente una tra le nazioni più attive del terzo settore (volontariato), con 6,63 milioni di persone impegnate ogni giorno nel sociale.

Nonostante questo però, si ha sempre la brutta sensazione di non venire ripagati di tanto sforzo da chi dovrebbe farlo quando si presenta l’occasione.

Conosciamo bene il grave silenzio nel quale le istituzioni hanno gettato i nostri fratelli abruzzesi, dopo aver permesso agli sciacalli di smembrare la notizia del terremoto che li ha coinvolti, privandoli di tutto ciò che gli apparteneva.

Erano le 3:32 del 6 aprile 2009 quando la terra tremò schiacciando 309 vite, lasciando 80mila persone senza casa, e radendo al suo interi borghi del capoluogo abruzzese.

Oggi L’Aquila è la città metafora rappresentativa di un modus operandi tutto italiano: priorità assoluta alle facciate.

Se da un lato possiamo ammirare un centro storico restaurato persino nei decori barocchi, dall’altro stropicciamo gli occhi increduli davanti a vicoli e frazioni ancora ingabbiati in corazze di tubi e case piene di macerie.

A L’Aquila 6.300 persone vivono ancora nelle casette d’emergenza undici anni dopo il terremoto. 

Stesso discorso per i fratelli genovesi dopo il crollo del ponte Morandi e di quelli di Amatrice colpiti dai fortissimi terremoti nel 2016 e 2017 che ancora oggi vivono in baracche di fortuna tirate su tra le macerie.

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Amatrice 2020

Ora però una grande emergenza ha toccato l’intera penisola, e forse è giunto il momento di porsi qualche domanda.

Un film già visto

Il copione è sempre lo stesso: il benestante di turno dona i suoi milioni durante l’emergenza, per sostenere il funzionamento di servizi pubblici che dovrebbero essere perfettamente efficienti giacché coperti dalle tasse pagate dai contribuenti ogni anno. E via alla raccolta fondi. Via alle gare di ipocrisia. Al terrorismo mediatico che trasforma le persone in burattini.

Ma mentre tutti noi ci sentiamo perennemente in dovere di fare beneficenza (per fortuna) durante queste situazioni al limite della fantascienza, c’è ogni tanto qualcuno tra gli occupanti delle poltrone più ambite d’Italia dopo il trono di Uomini e Donne, che si mette una mano sulla coscienza e l’altra dentro il portafogli pieno di sacrificio italiano?

Fratelli d’Italia e il decreto mancante

Aiuti per il turismo, aiuti per la cultura, aiuti per lo spettacolo, aiuti per le partite iva. Ma a chi era  sfortunato già prima dell’arrivo del Coronavirus, chi ci pensa?

Queste settimane di totale emergenza hanno congelato un’intera nazione che ha visto chiudere (giustamente) ogni tipo di attività. Eccezione fatta per alimentari, farmacie, tabaccai (?!!!), veterinari e tutti quei servizi di “prima” necessità che troviamo nel dettaglio in questo elenco estrapolato dal penultimo decreto.

Governo, sindacati e Confindustria in uno scontro all’ultimo virus: se da una parte i sindacati denunciano misure di contenimento dell’infezione troppo blande per la salute dei lavoratori, dall’altra le imprese sono seriamente preoccupate per l’effetto che la chiusura del Paese avrà sui fatturati.

Il governo come sempre sta nel mezzo, ma ora ha la necessità di prendere misure drastiche per bloccare l’avanzata del Coronavirus.

La fame uccide quanto un virus

Mentre i giganti dell’economia italiana fanno la conta dei milioni persi, rinchiusi tra le mura di una delle tante proprietà, il popolo del cibo a breve scadenza scontato al 50%, raccoglie i centesimi e stringe letteralmente i denti in questo periodo di magra.

Il motivo? Nessuno ha fatto ancora un decreto per le fasce deboli.

Esiste poi una categoria invisibile che lavora per gli schiavi del governo, facendo a sua volta una vita da schiavo, ma senza diritti.

Sono i lavoratori in nero, quelli che nonostante le numerose richieste ai datori di lavoro non sono mai stati regolarizzati e che per campare e pagare l’affitto di casa -perché nessuno gli concederebbe mai un mutuo- devono organizzare 4, 5 o più lavori in contemporanea, sperando di racimolare abbastanza soldi per arrivare a fine mese già in situazioni di normalità.

Chi penserà a loro adesso?

 

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