La Sardegna in giro per il mondo: intervista a Carla Cocco

La musica era il mio rifugio. Ho potuto strisciare nello spazio tra le note e dare la schiena alla solitudine.
(Maya Angelou)

La musica come rifugio, è così che vi si è avvicinata anche Carla, carboniense multietnica che a soli 18 anni ha lasciato la nostra Terra con una valigia piena di sogni e il cuore colmo di dolore.

L’ho sempre ammirata questa mia coetanea, fin da quando mi sintonizzavo su Italia uno solo per vedrla nel programma di Enrico Papi, Sarabanda, orgogliosa che fosse lì.

E’ bella Carla, molto bella. Forse perché ne è inconsapevole e ha quella pulizia e luce negli occhi che solo le persone splendide anche nell’animo riescono ad emanare.

E’ un onore per me avere ospiti nel mio blog delle persone così straordinariamente eccezionali e meravigliosamente sarde. Mi piace raccontarle, farle conoscere a voi che mi leggete, attraverso le emozioni che mi trasmettono.

Questa volta però voglio che conosciate Carla attraverso le sue parole, attraverso le sue di emozioni.

E vi posso garantire che sono forti e vere. Emozioni che raccontano di una persona vera, umile, che ama ciò che fa e che vive per farlo. Davvero questa moretta dagli occhi immensamente profondi mi ha lasciato qualcosa dentro che fatico a descrivere. Mi auguro che riusciate a provare la stessa cosa leggendo le sue parole.

Carla Cocco in Concerto

La Musica, la Salvezza

La Frack: Carla, ti avvicini alla musica quando sei ancora una bambina, com’è nata questa passione?

Carla Cocco: Sarò molto sincera…poi magari tu troverai il modo per raccontarlo in maniera meno istintiva della mia! Diciamo che ho iniziato a cantare per non sentire! Schiacciavo il cuscino contro le orecchie e cantavo per coprire i rumori che arrivavano dalla cucina. Mio padre era un alcolista… la musica mi ha aiutato a vivere e sopravvivere. E’ ancora così. Crescendo ho iniziato a “sperimentarmi”: con una tremarella incredibile cantai con mia sorella e la mia migliore amica ad una rassegna musicale scolastica di fine anno: da lì non ho più smesso!

La Frack: Hai lasciato la nostra Carbonia quando avevi solo 18 anni, ti è costato allontanarti dalla tua terra?

Carla Cocco: Questa domanda è strettamente connessa alla prima: la situazione familiare era molto pesante…non desideravo altro che andarmene, quindi in questo senso no, non mi è costato tanto. Anche perché andavo via per cantare in televisione! È stata una grande soddisfazione per me. Una volta a Roma, un pò l’incoscienza dei 18 anni, un pò il mio carattere testardo, sono andata avanti! Ma no, non è facile trovarsi da sole, quasi ancora bambine, in una città così diversa e così lontana dalla tua. E poi si sa: la Sardegna è la Sardegna! Non è un luogo come gli altri, è un luogo speciale, e solo chi ha vissuto o vive questa meravigliosa terra ed è costretto ad allontanarsi sa cosa possa voler dire separarsene.

Carla Cocco In Sardegna

L’esperienza a Sarabanda

La Frack: Hai lavorato per molti anni a Sarabanda il programma di Enrico Papi, che ricordi hai di quel periodo?

Carla Cocco: Ho conosciuto tante persone splendide, alcune fanno ancora parte della mia vita, non ci siamo persi mai. Il mondo della televisione è particolare, sei sempre molto esposta, continuamente sotto i riflettori, e questo per una ragazza insicura come me, è stata croce e delizia. Diciamo che ha contribuito a conclamare quella che io ho rinominato “la brutta bestia”, l’anoressia. Ne ho sofferto per vari anni, ovviamente la televisione è stata solo un qualcosa che si trovava lì in quel momento, non si diventa anoressici perché si vuole dimagrire! Si diventa anoressici perché si vuole sparire, perché si cerca di gridare aiuto attraverso la magrezza, perché ci sono problemi familiari non risolti che si continuano a portare sulle spalle. La televisione è apparenza, la televisione è apparire e io tutto volevo tranne che apparire!!! Ma c’era il canto! Cantavo in televisione! Insomma…capisci bene che tremenda lotta è stata per me e con me stessa!

Carla in Concerto
Carla Cocco

La Laurea e l’impegno nel Sociale

La Frack: Nel 2001 ti Laurei in Discipline del Servizio Sociale e diventi assistente sociale, in seguito unisci questo tua importante formazione alla musica per fare del bene, ci racconti a questo proposito il tuo progetto in Zambia?

Carla Cocco: m’iscrivo all’Università quando sto a Sarabanda, un pò anche per non sentirmi soltanto “quella ragazza superficiale della televisione”. Ovviamente erano tutte fisime mie!!!! Ho scelto Discipline del Servizio Sociale perché volevo aiutare i bambini che si trovavano nella mia stessa situazione, volevo aiutare questi bambini come nessuno era riuscito a fare con me e mia sorella: il mio sogno era quello di aprire una casa famiglia per i figli degli alcolisti, con un centro diurno al quale potessero accedere anche gli esterni, così da avere un posto tranquillo e sereno dove poter studiare, fare i compiti o semplicemente scambiare due chiacchiere senza “grida di sottofondo”! Così dopo la laurea ho iniziato a lavorare come assistente sociale e i miei sogni si sono improvvisamente sgretolati con un bel frontale contro la burocrazia!!!! Allora nelle case famiglie ci sono andata, ma a portare un pò di gioia e spensieratezza! Ho iniziato a collaborare con Fonopoli, cantavo nelle carceri minorili e nelle case famiglia del territorio laziale. E’ stata un’esperienza meravigliosa. Forse era tutto scritto: nel 2015 sono stata chiamata a rappresentare musicalmente l’Italia in Zambia, per la XV edizione della settimana della lingua italiana nel mondo. Qui ho avuto l’occasione di visitare il ghetto di Bauleni e la fortuna di conoscere Diego Cassinelli, il fondatore e responsabile dell’Associazione “In&Out of the ghetto”, che opera direttamente dentro al compound attraverso varie attività, lavorative, educative, ecc… Mi parla degli “African Voice Band”, una band di adolescenti nata quasi per caso nei cortili del ghetto, ma io intanto purtroppo torno a Roma e in macchina, nel tragitto per andare verso l’aeroporto di Lusaka, sento la canzone che cambierà per sempre la mia vita: Vulindlela di Brenda Fassie. A Roma, per 2 anni, mantengo una bella amicizia con Diego, ci sentiamo, chiedo notizie del compound e ragiono con lui su cosa potrei fare per loro. La mia testolina lavora per 2 anni ininterrottamente e piano piano prende corpo l’idea di “Africa Sarda Studio”. In seguito ad una brutta depressione (non c’è pace tra gli ulivi!!! 🤣), siccome non sono una che si arrende (sarda sono!!!), prendo il coraggio a due mani e penso: o faccio qualcosa di veramente grande e importante per qualcuno che realmente ha bisogno, o questa volta non ce soccombo. Intanto avevo bisogno di sentimenti e persone vere, semplici, genuine. Così decido di andare a trascorre il Natale nel ghetto, il mio primo Natale lontano da casa…tanto lontano!!! Ho vissuto la loro stessa vita, respirato la loro stessa armonia, nonostante tutto e così Bauleni è entrata dentro di me e da lì non si è più mossa! Mi sono data anima e corpo e nel giro di neanche un mese ho messo su la “baracca” della campagna di raccolta fondi per “Africa Sarda Studio”, una scuola di musica/studio di registrazione all’interno del ghetto di Bauleni, dove i ragazzi possano esercitarsi, studiare, comporre e incidere la propria musica. E’ il sogno di questi ragazzi, ma è il sogno di tutti i ragazzi, anche dei nostri, soltanto che per i nostri l’obiettivo è spesso quello della visibilità, del successo. Per loro sarebbe diverso: poter comporre la propria musica, potersi perfezionare nello studio della musica, significherebbe permettere ai ragazzi di esprimere la loro creatività. In tal modo i ragazzi verrebbero sottratti al loro inevitabile destino di povertà, analfabetismo, delinquenza e tossicodipendenza…e tutto ciò avverrebbe attraverso la musica. Ritorna un pò il mio sogno della casa famiglia, in qualche modo! I primi brani li abbiamo registrati con mezzi di fortuna proprio nel ghetto! I ragazzi hanno imparato a cantare in sardo!!! E io in africano!! E’ stato meraviglioso!

Carla in Africa

La Frack: Come ti vedi fra 10 anni.

Carla Cocco: Come mi vedo tra 10 anni? Eh!!! Temo fortemente in una bellissima baracca nel ghetto di Bauleni, con tanti figli, fratelli e sorelle dalla pelle un pò più scura della mia!!! A giugno tornerò in Africa per inaugurare lo studio e portare strumenti musicali e vestiti che tanti amici italiani hanno gentilmente donato ai ragazzi. Io non credo che sarà l’ultima volta, anzi ne sono certa. Queste persone mi sono entrate nel cuore, il loro animo, il loro modo di vivere, la loro serenità nonostante tutto…non lo so. Ora ho bisogno di questo. Tra 10 anni probabilmente, pure!!!

carla cocco lafrack
carla in africa

Auguro a Carla di realizzare tutti i suoi meravigliosi progetti e  spero di abbracciarla presto.

Intanto possiamo darle una mano a realizzare il suo progetto con una donazione a:

PRO LOCO DI VERNATE
IBAN IT4700838634030000000017324
C/c intestato a Pro Loco di Vernate
Cassa Rurale ed Artigianale di Binasco
Filiale di Moncucco di Vernate
Via Roma 21, Moncucco di Vernate 20080 (Milano)

Causale: Africa Sarda Studio

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