La Dolorosa Protesta dei nostri Pastori Sardi

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È la guerra del latte. La guerra di un’Isola che non ha più intenzione di abbassare la testa e sopportare in silenzio.

È la guerra dettata dalla disperazione dei pastori che vedono il loro lavoro non riconosciuto e sottopagato.

#IostoconiPastori

Pastori Sardi

La Protesta dei Pastori Sardi

Uomini e donne che si sentono oppressi e sfruttati.

Donne e Uomini che non riescono più a campare, che hanno difficoltà a mandare i propri figli a studiare.

Uomini e donne che si ammazzano di lavoro, che non conoscono feste, ma vedono sempre la stessa alba e lo stesso tramonto, che sentono sempre gli stessi profumi di quella campagna che è la loro casa e di quegli animali che curano come fossero figli loro.

Dietro il gesto estremo di buttare il latte nelle strade piuttosto che darlo a “Sos industriales” c’è la stanchezza per non essere mai stati ascoltati, promesse e parole, parole e promesse, ma mai fatti.

Dietro quelle lacrime bianche che scorrono nelle strade della nostra Terra c’è la disperazione di chi non riesce più ad arrivare a fine mese, di chi si toglie il pane di bocca per dare da mangiare al proprio gregge. 

Nella durezza dell’atto di versare il latte nelle strade e dietro quella rabbia c’è afflizione, sconforto e abbattimento. 

C’è fame. Una fame che non tutti conoscono.

Nessuno arriverebbe a calpestare il proprio operato e il proprio sudore, nessuno alimenterebbe una protesta così estrema se non fosse realmente disperato, nessuno tratterebbe il proprio lavoro come “merda”, se non si sentisse trattato da “merda”.

Nessun Giudizio

Pastori SardiNessuno di noi può giudicare la protesta di questi uomini messi in ginocchio, nessuno di noi può permettersi di dire “ma forse…”, “Ma lo…”.

No, non sappiamo alcunché, perché noi la fatica del loro lavoro non la conosciamo, non sappiamo neanche che cosa sia.

Ad oggi possiamo solo essere solidali con loro, accompagnarli e sostenerli in questa guerra: per loro, per noi, per la nostra terra. 

Dobbiamo aiutarli a far sentire la propria voce, questa non è e non può essere la battaglia di una sola categoria di lavoratori, ma è la guerra di un’intera isola, di un unico popolo.

E allora facciamolo partire questo hashtag #iostoconipastori, sporchiamoci le mani insieme a loro, stiamo al loro fianco finché la loro, la nostra voce non verrà ascoltata.

È la guerra del latte, la guerra di un popolo stanco e disperato.

Il 24 febbraio in Sardegna si andrà a votare per rinnovare il consiglio regionale.

Tutti quei politici che ad oggi, a 20 giorni dalle Regionali, si stanno prendendo a cuore la situazione, di qualunque colore politico essi siano, dovrebbero tacere e risparmiarsi l’ipocrita sfilata della solidarietà.

Perché chi c’era o c’è e avrebbe potuto fare non ha fatto, chi non c’era e potrebbe esserci è bene che la solidarietà la dimostri con i fatti.

Ma per dignità intellettuale, per rispetto verso l’uomo e il lavoro, dovrebbero stare in silenzio e non strumentalizzare la disperazione di chi è stanco e affossato dal sistema. 
 

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