Cronaca di un’Isterectomia e di una maternità compiuta

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La Frack

Lo scorso 7 ottobre, mentre il mondo fuori cambiava colore e mentre mia sorella si trovava in terapia intensiva al piano superiore al mio, io entravo in sala operatoria, all’ospedale Brotzu di Cagliari  per affrontare un intervento definitivo e necessario: l’isterectomia.

Oggi a distanza di mesi ripenso a quei giorni fatti di ansia, di dolore. Tredici giorni dopo il mio intervento avrei detto addio per sempre a mia sorella Giulia, e in qui momenti ciò che avevo subito era l’ultimo dei miei pensieri.

Uno spazio vuoto carico di gratitudine

Ogni tanto riguardo le cicatrici della mia isterectomia e penso a quanto comunque io sia stata incredibilmente fortunata.

Sento spesso parlare del trauma della perdita dell’utero ed è reale, credetemi. Ma io non ho mai pensato alla perdita di quella parte del mio corpo come ad un addio tragico, il mio pensiero anche mentre affrontavo l’intervento, è andato altrove.

È andato alle migliaia di donne che ogni giorno soffrono terribilmente, a quelle che combattono contro l’endometriosi, alle diagnosi tardive , alle donne che stanno ancora aspettando una diagnosi.

Penso a quelle donne che non hanno avuto la possibilità di essere madri.

Io sono stata fortunata, lo dico con un nodo in gola ma con estrema gratitudine ed onestà.

Ho avuto la fortuna di poter scegliere di essere madre, ho avuto la fortuna di dare la vita a cinque meravigliose creature.

Il mio utero ha fatto il suo lavoro. Quando ho dovuto salutarlo, era un organo che aveva dato più di quanto si potesse immaginare, nonostante non fosse sano, nonostante non fosse al meglio delle sue capacità.

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Il dolore di chi non ha potuto scegliere

È impossibile per me avendo affrontato questo percorso, non pensare alle guerriere  dell’endometriosi, a chi soffre di adenomiosi o fibromi invalidanti, magari già a vent’anni o prima, o addirittura donne che combattono una guerra senza aver ancora dato un nome al loro male.

Questo donne si trovano molto spesso a dover subire un’isterectomia senza avere una scelta.

Subiscono un’asportazione totale non solo di un organo, ma per molte anche del sogno di diventare madri.

La nostra libertà però passa anche da qui, dal riconoscere che non è un organo che ci identifica. Siamo donne se partoriamo e lo siamo anche se scegliamo di non farlo. Lo siamo in egual modo anche se è la biologia a scegliere per noi.

Ma dobbiamo anche essere umili e riconoscere che chi come me è diventata madre è una privilegiata.

La mia operazione è stata una guarigione, dal dolore cronico, dai cicli emorragici, dalle trasfusioni, dai continui mal di testa. Per troppe altre però è una rinuncia forzata.

La Frack

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Una nuova vita

La mia isterectomia non è stata totale, per ora ho mantenuto le ovaie e sono sotto controllo. La mia danza ormonale continua quindi!

Ma l’assenza dell’utero mi ha dato una nuova prospettiva. Mi sento più leggera, in tutti i sensi. Non ho più l’ansia di stare male, la paura di perdere qualche evento importante della mia famiglia perché relegata a letto imbottita di antidolorifici e con la borsa dell’acqua calda sulla pancia..

Solidarietà

Ho voluto raccontare la mia esperienza per dire a chi sta affrontando problemi ginecologici gravi che non siete sole.

Siamo tante, tutte con storie diverse ma unite da un dolore profondamente simile.

In Italia l’Endometriosi colpisce in media circa il 10/15% delle donne. Per avere una diagnosi ci vogliono in media 7 anni.

Le donne che hanno fibromi uterini sono circa il 60/70 per cento di quelle in età fertile.

In generale le donne affrontano una serie di patologie ginecologiche medio gravi che molto spesso hanno diagnosi tardive o non ne hanno affatto.

La speranza è quella che la ricerca trovi al più presto delle risposte e che molte di noi possano evitare anni di dolore e invisibilità come purtroppo accade oggi.

 

 

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