Non dimentichiamoci di Kabul

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Kabul

Oggi voglio parlare di una strage silenziosa. Di una ferita lacerante che sta subendo l’umanità. Non sto parlando del Covid o della crisi economica. Sto parlando di qualcosa che in realtà non ci interessa. Perché questa è la verità. A noi occidentali non interessa cosa succede dall’altra parte del mondo. Le notizie ci arrivano ovattate sotto i nostri ombrelloni, mentre spensierati festeggiamo il Ferragosto. Ma non dovremmo essere così indifferenti verso le sofferenze altrui. Non dovremmo voltarci dall’altra parte per non guardare. Ogni volta che un essere umano perde i diritti che faticosamente ha conquistato, tornando così indietro di anni, dovremmo fermarci a pensare, pensare davvero. Perché questa guerra non è stata persa da un popolo soltanto, ma dall’umanità intera. Sto parlando di Kabul. Vi saranno arrivate alcune notizie. Ma le avete davvero ascoltate? O eravamo tutti troppo impegnati con i nostri insulsi problemi per capire che la caduta di Kabul equivale a una pugnalata a tutta l’umanità?

Kabul e la “missione di pace” Americana

L’America ha deciso di ritirare le truppe dall’Afghanistan, dopo venti anni. Adesso non vogliamo stare a sindacare sul fatto che questa guerra sia stata, in realtà, chiamata “missione di pace”. Non vogliamo stare a sindacare sul fatto che, con ogni probabilità, gli Americani hanno usato violenza, così come tutti i loro alleati.

Afghanistan

Non so cosa sia successo in due decenni di “missione di pace” in Afghanistan, ma qualcosa è cambiato

E non voglio nemmeno stare qui a dire che la violenza non si combatte con altra violenza. O a suggerire di mettere dei fiori nei loro cannoni.

Non so cosa sia successo laggiù nel corso di questi ultimi due decenni. Ma dai racconti che ci giungono si parla di un cambiamento. Un cambiamento vero. Si parla di un popolo oppresso che non sapeva cosa ci fosse nel resto del mondo che ha conosciuto internet e, quindi, un costruttivo scambio interculturale.

Si parla di bambini che invece di andare a scuola venivano addestrati come soldati. Oggi l’Afghanistan vanta un’istruzione decente, con donne che hanno potuto studiare, fino alla laurea!

Basta leggere un po’ di racconti per sentirlo il cambiamento. Come quella ragazza afgana che è riuscita ad andare alle olimpiadi, o quell’altra che è potuta diventare giornalista. Ma soprattutto tante donne che non sono più state costrette a sposarsi.

Cosa è successo negli ultimi giorni

L’America ha deciso di ritirare le truppe. L’America ha armato e istruito le milizie afgane, credendo che sarebbero state in grado di combattere i talebani da soli. Ma lo credevano davvero? E, invece, non se ne erano neanche andati che i talebani erano già alle porte della città.

Kabul

Cosa succederà alle donne rimaste a Kabul?

Sui giornali si legge che gli Stati Uniti hanno ordinato l’immediata evacuazione della città. L’aeroporto è un via vai di arei, colmi di soldati, giornalisti, ambasciatori.

Tutte le ambasciate sono state svuotate. Proprio in una delle ultime notizie si legge che è partito l’ultimo areo con a bordo gli italiani che erano ancora in città.

Tutti sono scappati da Kabul, tranne gli afgani. A loro non è stata data alcuna possibilità. Scappare dalla città ormai è impossibile.

Perché gli Afgani non possono scappare da Kabul

Alcuni cittadini afgani sono stati evacuati insieme al personale straniero. Sono quelli considerati più a rischio. Politici e militanti, primi bersagli dei talebani.

A tutti gli altri non è stata data questa possibilità. Kabul conta 4 milioni e mezzo di abitanti. Nel 2001, quando ancora la città era in mano ai talebani, prima dell’inizio della cosiddetta missione di pace, ne contava solamente 500 mila.

Eppure tutte quelle persone sono ora prigioniere della loro città. A loro non vengono rilasciati visti per altri paesi e, perciò, non possono prendere un’areo. E scappare via terra ormai è impossibile. Forse è già troppo tardi, forse i talebani hanno già ormai preso il pieno controllo.

Ho letto il racconto di una ragazza che diceva che le avevano consigliato di raggiungere l’Iran, a piedi! Ma non si può, non si può più fuggire a piedi. Kabul era l’ultimo avamposto, tutto il paese era già sotto il controllo dei talebani ed ora anche la capitale.

Cosa succederà ora a chi è rimasto

Uomini, donne e bambini sono rimasti prigionieri della città. I bambini andavano a scuola. Un diritto che i cittadini afgani avevano conquistato negli ultimi anni. Probabilmente non ci andranno più. Probabilmente ora riceveranno un fucile, anziché un quaderno con una penna.

Reintroduzione del burka

Tra le primissime cose, i talebani reintroducono l’obbligo del burka su tutti i territori conquistati

Ma chi soffrirà di più sono le donne.

Le donne avevano combattuto per i loro diritti. Prima del 2001 alle donne non era concesso guidare, ora potevano farlo. Prima a loro non veniva fornita alcun tipo d’istruzione ora sì.

Hanno paura, le donne che sono rimaste a Kabul. C’è una ragazza, una giornalista di 30 anni, che è riuscita a raccontare qualcosa. Dice che i talebani stanno contando le donne, stanno facendo una lista delle ragazze ancora nubili. Le faranno sposare con uomini che nemmeno conoscono, o peggio.

La ragazza che racconta è single, ed ha già 30 anni. È inaccettabile, oramai non è più “in età da marito”. Cosa le capiterà?

I talebani controllano tutte le donne. Toglieranno loro tutti i diritti che hanno conquistato e, ad alcune andrà peggio che ad altre. Stanno re-introducendo il “guardiano” delle donne. Una figura interpretata dal marito o dal padre della donna. Cosa vuol dire? In pratica a loro non verrà più concesso di mettere un piede fuori casa da sole, nemmeno per andare a fare la spesa. Non senza il loro guardiano.

Gli ultimi momenti e la resa di Kabul

Il presidente afgano ha lasciato il paese e, di fatto, ha lasciato il potere in mano ai talebani. Una resa semplice e veloce, senza spargimenti di sangue e violenza. Non ancora. O forse non da quanto è emerso. Perché alcuni racconti dicono altro.

Kabul cartelloni pubblicitari

A Kabul si coprono i cartelloni pubblicitari raffiguranti donne

Ora cosa succederà a chi è rimasto lì? Davvero vogliamo continuare a girarci dall’altra parte per non guardare?

Probabilmente quelle di queste ore sono le ultime immagini che vedremo di Kabul. La città, infatti, ha già subito numerosi black out e, chissà, se il nuovo potere al comando lascerà che i cittadini utilizzino internet, per comunicare con il resto del mondo.

Quali sono le ultime immagini che ci arrivano? I civili stanno ancora intasando le strade, in lunghe code, cercando di scappare fuori dalla città o verso l’aeroporto. Probabilmente invano.

Intanto nelle strade della città deserte i militanti talebani contano i civili, le donne e i bambini. Coprono i cartelloni pubblicitari raffiguranti donne. Alcune notizie ci dicono anche che i talebani sono entrati nelle banche e hanno cacciato tutti i dipendenti donne.

Venti anni di “missione di pace” e in appena quindici giorni i talebani si sono ripresi Kabul. No, non possiamo far finta di niente. Questa è una guerra persa da tutta l’umanità intera.

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