Le donne nelle forze armate

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Donne nelle forze armate

Oggi c’è una parvenza di parità e uguaglianza. Attenzione perché solo di parvenza stiamo parlando. Le donne possono concorrere per ogni ruolo delle forze armate. A loro spesso vengono riservate quote rosa. Ma come dicevamo è solo parvenza. È solo uno specchietto per le allodole. Le donne sono solamente il 7% delle forze armate italiane. E quel 7% non è nemmeno apprezzato come dovrebbe. Purtroppo ancora oggi c’è chi ritiene che no, le donne non dovrebbero trovarsi sotto le armi. Che quello è un posto da uomini.

Ma le donne si sono battute negli anni e nei secoli hanno fatto sentire la loro voce fino a prendersi ciò che aspettava anche loro. Dopo un secolo di crocerossine, finalmente è arrivata la legge 380 sull’arruolamento del personale femminile. Ma ciò è successo solamente nel 1999! Solamente 22 anni fa!

Facciamo un salto indietro nel tempo, scopriamo come siamo arrivate a quella legge 380 e poi, cerchiamo di capire che cosa è successo da lì in poi.

Armee Napoleonica – 1800

L’Italia è arrivata davvero tardi con l’arruolamento femminile. Eppure il tema delle donne nelle forze armate era un tabù ovunque, e lo è stato per molto tempo.

Guerre napoleoniche

Durante le guerre napoleoniche le donne erano vivandiere e cantiniere

Per capire il ruolo che la donna aveva sul campo di battaglia un secolo dovremmo leggere La figlia del Reggimento di Gaetano Donizetti.

Maria, la protagonista, è una vivandiera del reggimento, che vuole, però, stare in prima linea, proprio come i “colleghi” uomini. E così che si descrive attraverso la penna di Donizetti: “Poi per dar saggio del mio talento, a voti unanimi il Reggimento sua vivandiera mi nominò… Son persuasissima ch’alla battaglia io pur cogli altri saprei marciar… schioppi e sciabole, bombe e mitraglia, con voi pugnando, saprei sfidar”.

L’opera parla dei ruoli che le donne potevano ricoprire nell’Armee Napoleonica, nella metà dell’Ottocento. Erano vivandiere e cantiniere e di certo non solcavano il campo di battaglia, ma erano di supporto alle truppe.

Vivandiera in Italia

L’Italia seguì l’esempio napoleonico e anche l’esercito piemontese prima e il Regio Esercito poi, iniziarono ad inserire la figura della vivandiera.

La vivandiera viene formalmente inserita come figura ausiliaria tra i servizi militari. Le vivandiere fecero il loro debutto ufficiale durante le Guerre d’Indipendenza. A quei tempi ad ogni reggimento erano assegnate sei vivandiere.

Nonostante ciò, le donne nelle forze armate non ebbero un seguito in Italia e ben presto tornammo indietro di anni, relegando nuovamente le donne in casa. La guerra non era un posto per donne.

Le donne nelle forze armate: le partigiane e le crocerossine

Se nelle forze armate le donne non trovarono il loro spazio lo trovarono ampiamente nella fazione opposta: nella resistenza!

Partigiane

Donne nella resistenza: partigiane!

In quegli anni i partigiani non venivano visti di buon occhio dallo Stato che era comandato dal Regime Fascista. Ma non appena la resistenza vinse e l’Italia fu liberata, quelli che fino a quel momento si erano nascosti tra i monti e nelle campagne venivano adesso premiati come eroi.

Tuttavia, tra tutta la Resistenza Italiana, solamente diciannove donne ricevettero la medaglia d’oro al valore. Ma le medaglie non erano state realizzate per le donne, tant’è vero che esse recitavano: “rara capacità e virile ardimento”. Virile?

Dall’altro lato per ben un secolo l’unico ruolo ufficialmente riconosciuto ad una donna sul campo di battaglia era quello di crocerossina.

1999 – Legge 380

Voliamo ora direttamente al 1999. Perché fu solamente allora che una legge per l’arruolamento militare femminile fu finalmente promulgata in Italia.

Legge 380

La Legge 380 per l’arruolamento femminile è arrivata solamente nel 1999

La legge 380 apriva le porte dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina e dell’Arma dei Carabinieri a tutte le donne italiane.

Le prime reclute arrivarono solamente agli inizi del 2000 e l’Italia vide finalmente quante donne sognavano di accedere a quel mondo e quanto, per lungo tempo, a loro erano stati negati i sogni.

In quel primo anno più del 50% delle domande presentate per il concorso dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli erano di donne. Per l’Accademia Navale erano il 57% e per l’Accademia Militare il 54%.

Le donne nelle forze armate: 22 anni dopo

L’Italia si vantò, perché anche se arrivò per ultima fu la prima a spalancare completamente le porte e a mettere nero su bianco un vero principio di uguaglianza. Nelle altre forze armate alle donne non furono concessi tutte le mansioni degli uomini.

L’Italia si vantò anche mostrando i numeri di quel famoso primo anno. Ma perché oggi, dopo ventidue anni, sono ancora solo il 7%?

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