Valentina Melis, una passionaria con la rivoluzione dentro

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Valentina Melis

Valentina Melis, milanese di origini sarde, è una donna di straordinaria bellezza, soprattutto d’animo. Attrice, conduttrice, scrittrice, è un’artista poliedrica, di grande talento e di ineguagliabile ironia.
Nata sotto il segno dello scorpione, racchiude dentro se tutta la passione per la vita, che riesce ad esternare attraverso le sue innumerevoli doti artistiche e umane.

Ha accettato di raccontarsi alle lettrici e ai lettori de La Frack Magazine, e io che ho l’onore di pubblicare quest’intervista nel mio magazine, ho ancora le mani che mi tremano mentre digito le parole nella tastiera. È per me un onore!

Valentina Melis

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Attrice, femminista, mamma, attivista, testimonial, scrittrice, Sarda! Solo questo o hai altri assi nella manica? Chi è Valentina Melis?

Che domandona!

Intanto grazie mille per questa descrizione, ma sai che io ancora faccio molta fatica a definirmi?

La Magnani disse “Avevo un tale bisogno d’essere amata che facevo di tutto per farmi amare e credo d’esser diventata attrice per questo: per essere amata”

Credo sia questa la mia verità, la sto scoprendo in un percorso di psicoterapia iniziato da poco, che consiglio a tuttə.

Sei femminista e molto impegnata nell’attivismo e nella divulgazione. Quanto è importante per te oggi essere in prima linea nella lotta o nella rivoluzione?

Non conosco altra via, davvero.

Ho la rivoluzione innata dentro di me. Sono sempre stata combattiva fin da bambina. Se vedevo qualche persona esclusa, emarginata, discriminata facevo il “diavolo a quattro” nel vero senso della parola, basta chiedere alle suore della mia Scuola, le ho massacrate poverette e poi, una “rivoluzionaria” in una scuola di suore, fa già ridere così!

Credo sia dovuto alla mia famiglia.

Mio padre e mia madre facevano politica dal basso. Sono fieramente figlia di quella classe operaia che ha fatto le lotte vere. Io sono vissuta con le assemblee che facevano, con gli incontri, con le riunioni, i dibattiti.
È stato naturale per me continuare.
Ieri, oggi, sempre. È fondamentale lottare fino a quando anche solo una persona sarà discriminata.

Valentina Melis

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Sono rimasta estremamente colpita dal cortometraggio Matriarchy al quale hai preso parte insieme ad altre donne straordinarie. Com’è nato il progetto e cosa ti ha lasciato?

Matriarchy è nato grazie a Mama chat il primo sportello europeo di supporto psicologico alle donne in difficoltà che ormai da quattro anni ha aperto le porte di Internet al servizio di orientamento e assistenza sanitaria per chi non sa a chi chiedere aiuto composto da un’ équipe di professioniste Psicologhe e Psicoterapeute che offrono il loro tempo come volontarie.

Valentina Melis

Valentina Melis sul set di Matriarchy

Ho conosciuto Mama chat il 25 novembre 2021 in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e non l’ho più lasciata. È stata Margherita Fioruzzi, la sua fondatrice, a chiedermi di partecipare in quanto attrice, attivista e grande amica di Mama chat e io ne sono stata onorata e orgogliosa. Mi ha lasciato un bellissimo ricordo. Fare il lavoro che ami e allo stesso tempo veicolare al pubblico le tematiche in cui credi e per cui lotti ogni giorno, insieme ad un gruppo di persone splendide, tra cui il cast: Jane Alexander, Cecilia Dazzi, Pierluca Mariti e Carolina de Castiglioni che ha anche ho scritto il corto, è un enorme privilegio.

Valentina Melis

Valentina Melis sul set di Matriarchy

Hai scritto il libro “Una mamma ansia e sapone” dove racconti con l’ironia che ti contraddistingue le tue avventure di neomamma. Quanto e come è cambiata la tua vita da quando sei madre e soprattutto com’è essere madre in Italia oggi secondo te?

Non ho mai visto la maternità come un traguardo, grazie anche alla fortuna di due genitori che mi hanno educata alla libertà di scelta, ad aspirare alla forma di realizzazione migliore per me, quindi anche non essere madre.

Ad un certo punto della mia vita ho sentito forte il desiderio di esserlo e con la più grande gioia è nata mia figlia. Diventare madre ha capovolto le mie priorità e cambiato la mia visione della vita. Ma, dopo un primo periodo di forte ribaltamento, ho, con le unghie e con i denti, continuato a coltivare le mie passioni, a divertirmi, a sentirmi me stessa. Lavorando, studiando, scardinando sensi di colpa, stereotipi sulla brava mamma, piena di impegni, di impicci, di confusioni, di incastri, di ansie, di tutto, di più.

Simone de Beauvoir scrisse che la maternità è un campo di battaglia sul quale è stato eretto l’edificio del patriarcato.

E ci hanno sperato che i sensi di colpa ci facessero smettere di avere ambizioni che non fossero la cura ma noi donne siamo andate avanti testarde a voler studiare, lavorare e avere una vita di passioni al di fuori dell’angelo del focolare.

Valentina Melis

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Ecco, io vorrei scardinare il senso di colpa che impedisce a tante donne di realizzarsi, perché il mondo intorno è convinto che la maternità sia un concetto così assoluto e totalizzante da inglobare, inghiottire e masticare necessariamente anche tutto il resto, come qualunque altra definizione di donna e ogni possibilità di un suo futuro professionale.

“Le equilibriste” il report annuale di Save the children italia che riporta la situazione delle donne e delle mamme in Italia sottolinea che 96 mila mamme con figli minori hanno perso il lavoro. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni: sono quelle che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. Viviamo ancora in una società che vede come giusta realizzazione della donna la maternità e che se madre si diventa ti vorrebbe inchiodata ai fornelli con un bambino in braccio e un altro aggrappato alla gonna, lunga. Basta volere le madri ancora ancorate agli anni 50.

Valentina Melis

Valentina Melis

Come ti immagini il mondo quando tua figlia sarà adulta?

Sono Scorpione, noi vediamo e viviamo  sempre tutto profondamente dark, invece sento che qualcosa sta cambiando. Ho una grandissima fiducia nelle nuove generazioni.

Alla faccia di chi dice che la gioventù d’oggi è piatta e lobotomizzata io credo siano invece molto più intelligenti e sensibili di come eravamo noi. E fortunatamente intersezionali.

Quando vado alle manifestazioni li osservo meticolosamente e vedo in loro una grande forza, un desiderio profondo di cambiare il mondo. Spero ci riusciranno. Spero che mia figlia non dovrà più combattere il triplo per ottenere quello che per un uomo è dovuto.

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